pensiero possitivo

Ormai sono in Italia da tanti anni e parlo abbastanza bene da aver scritto persino un libro, ma le mie figlie mi prendono in giro perchè non ricordo mai se è vasoio o vassoio. Un’altro dei miei errori era con la parola positivo, che pronunciavo possitivo.

In questi ultimi anni, in cui ho letto moltissime cose negative sul pensiero positivo, anche scritte da persone che ammiro molto, mi è venuta in mente una possibile (e molto creativa) spiegazione, ed è che quando parlo di pensiero possitivo mi riferisco a qualcosa in concreto, ne ho costruito, come amo fare, un acronimo e ve ne parlerò al prossimo incontro di facciamo pace.

 Oggi voglio anticiparvi qualcosa sulla prima lettera, la P, perchè è una lettera molto importante, sia per i concetti da disimparare che per quelli nuovi da mettere in pratica.

I detrattori del pensiero positivo dicono che è limitante e ci rende passivi. Stanno parlando di un pensiero positivo che consiste nel dire va tutto bene e non serve che facciamo niente per cambiarlo.

Per me, il pensiero possitivo è completamente diverso, è proat-tivo e propositivo, per quello ci metto la doppia “s” perchè c’entra con il possibile.

Viviamo in una società di proibizioni e obligazioni, in cui non è più di moda pensare e prendersi le proprie responsabilità. Per me, alla base del pensiero possitivo c’è proprio questo posso. Capire cosa posso fare, pensare, cambiare, è più importante di qualsiasi altra cosa.

Per me, il pensiero possitivo è un modo di vedere il mondo come un campo giochi e non come una fabbrica in cui dobbiamo solo timbrare e ubbidire…

Se vi incuriosice, vi aspettiamo!

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