girare la frittata

Ieri, nel incontro di facciamo pace, laboratorio di inmunosuficienza psicologica, e con il sottotitolo “smontando fake news, falsi miti e falsi bisogni” abbiamo parlato di come cambiare il modo in cui ci sentiamo, il modo in cui reazioniamo, e di conseguenza le cose che ci succedono.

Siamo partiti da due concetti che per noi non sono più così nuovi: le emozioni dipendono dai nostri pensieri e tutto quel che ci succede dipende dalle nostre emozioni e dai nostri pensieri. E dal fatto che c’è un filo conduttore che è sempre il nostro racconto interiore. E che può essere “girato”.

Abbiamo due dei nostri acronimi preferiti, O.R.A. e A.R.I.A. e come usarli per renderci conto di cosa abbiamo dentro (o dietro in un cono d’ombra della nostra coscienza) e per riscrivere il racconto in maniera più utile, passando sempre da una presa inevitabile di responsabilità.

Abbiamo visto che queste informazioni che abbiamo dentro, ognuno ne ha le sue, diverse, accumulate nel corso delle quattro vite, in forma di credenze su quel che posso, voglio o devo fare, entrano in conflitto e ci fanno sentire in un certo modo.

Il modo in cui ci sentiamo ci farà agire (in realtà sarebbe più giusto il verbo reagire) in un certo modo, e questo attirerà una serie di situazioni. E abbiamo aggiunto un pezzo, il merito. Ci sentiamo come crediamo di meritare di sentirci. Se vogliamo smettere dobbiamo cambiare quel che crediamo di meritare.

Lo so, è più facile a dirlo che  farlo, infatti abbiamo parlato di come si può cambiare strada, sempre che decidiamo di volerlo fare davvero

Il mio invito possitivo, è stato proprio a usare queste tecniche, prima dopo, poi durante, ad allennare la nostra attenzione per cercare quel che vogliamo trovare, per responsabilizzarci, per vivere meglio. Che ne dite? Proviamo? Vi va?

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