protezione e sicurezza

Ieri, dopo la pausa che è iniziata con il lockdown, abbiamo finalmente ripreso gli incontri di facciamo pace, laboratorio di inmunosuficienza psicologica. Quest’anno abbiamo aggiunto il sottotitolo “smontando fake news, falsi miti e falsi bisogni” e, per il primo incontro, visto il clima, abbiamo parlato di protezione e sicurezza.

Ho voluto iniziare parlando di sicurezza perchè in questi giorni non si parla d’altro: rientro a scuola in sicurezza, mascherine, distanziamento, ecc. E a quasi tutti può sembrare, logico, razionale e, persino, giusto tutto questo limitare la nostra vita per proteggerci dal virus.

Peccato che, secondo me, stiamo esagerando. Anche se tutti dicono che è “meglio prevenire che curare”, io questi modi di dire preferisco non seguirli senza pensare perchè spesso mi hanno portata molto lontano da dove volevo andare.

 All’incontro abbiamo parlato del paradosso della protezione, perchè, per quelli che crediamo che siamo venuti qui a imparare qualcosa, nella nostra personale vacanza studio, e per quelli che sappiamo che ogni volta che inciampiamo ci alziamo più forti. La protezione non è sempre l’opzione migliore. Perchè l’unica forma di prevenire qualsiasi pericolo è non vivere.

Quando proteggiamo qualcuno, noi stessi, un figlio, una persona a noi cara, otteniamo due effetti colaterali negativi, per come la vedo io: da una parte, trasmettiamo il messaggio “ha bisogno di protezione perchè è debole”; dall’altro, impediamo quel rinforzo che ci da aver superato il pericolo.

La soluzione al paradosso, come spesso sucede, ci arriva della mano della consapevolezza, che ci permette di osservare il pericolo senza farci prendere dalla paura, per affrontarlo analizzando il rischio che suppone, facendoci delle domande tipo “perchè?” o “quanta” debba essere la protezione. E, soprattutto, possiamo prepararci invece di proteggerci, così da sentirci siempre più forti! Che ne dite? Proviamo? Vi va?

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