non voglio saperlo

La settimana prossima, all’incontro di facciamo pace, laboratorio di inmunosuficienza psicologica, parleremo di uno dei maggiori nemici del nostro percorso di crescita e consapevolezza, il “non lo so ma non voglio saperlo”.

L’ho sentito dire mille volte. Quando le donne si lamentano dei loro mariti o dei figli. Quando in ufficio ci si lamenta del capo o dei colleghi o quando qualcuno dice “capitano tutti a me“.

Come coach, ma anche come amica, so che l’unico modo per aiutare una persona a risolvere i suoi problemi è farle delle domande perché possa capire meglio la situazione, perchè possa trovare o creare una strategia utile. E la prima domanda che mi viene naturale fare è “sai perchè?”

Molte volte mi sento dire che non importa, che uno sbaglio è uno sbaglio e tutto il resto sono scuse, e non si rendono conto che così si fermano al livello più superficiale in cui niente può essere compreso e tanto meno cambiato.

E non si rendono conto di quanto male si infliggono da soli. Convinti di essere nel giusto, di avere ragione, di sapere tutto quel che serve. Peccato che quel Tutto che sanno non sia utile per risolvere tutti i loro problemi perchè, in fondo, è un tutto limitato.

Non si rendono conto che questo è un atteggiamento infantile, per niente adulto o genitoriale, superbo e inutile, ed è per questo che ci fa sempre sentire deboli e indifesi. Ma dipende da noi.

Il mio invito possitivo di oggi è a cercare sempre di capire, di vedere la realtà anche quando va contro tutte le nostre aspettative, contro le nostre idee, contro quello che vogliamo. Che ne dite? Proviamo? Vi va?

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Terzo accordo: Non supporre nulla. Il modo per evitare di fare supposizioni è quello di fare domande. Assicuratevi che la comunicazione sia chiara. Se non capite, chiedete.

Don Miguel RuizDon Miguel RuizI Quattro Accordi

 

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