quale permesso?

Ieri, al nostro incontro, ancora online, di facciamo pace, laboratorio di inmunosuficienza psicologica, abbiamo parlato, come promesso, del permesso per fare quel che vogliamo fare, del permesso per dire quel che sentiamo, del permesso per essere noi stessi, e non un’altra copia di un ideale impossibile .

Abbiamo parlato di quelle cose che non ci permettiamo di fare, di dire, di essere, perchè il nostro gruppo di appartenenza non sarebbe d’accordo, non le vedrebbe bene, non accetterebbe. E di come, quando questo succede con cose piccole ci allena a farlo succedere con le cose più grandi, ci fa sentire sempre meno importanti e più piccoli e dipendenti di quel gruppo. In maniera che poi, con le cose grandi, non riusciamo nemmeno ad avere un dubbio, continuiamo sulla strada più trafficata, infelici ma sicuri.

Potremmo dire che ci sono tre tipi di persone:

  • quelli per cui la solita strada va benissimo, fanno tutto quello che si deve fare e sono felici, ma non sono tutti, anzi, molti sembrano felici ma sono solo rassegnati e riescono a vivere abbastanza bene nella famosa zona di comfort;
  • quelli per cui la solita strada è un’insulto, un’offesa, vogliono una strada diagonalmente opposta e lottano contro tutto e tutti per trovarla, anche questi non sono tutti felici della loro scelta, molti possono sembrare felici di essere riusciti a non soccombere, ma nel profondo si sentono soli e persi;
  • e poi ci sono quelli che ci provano in tutti i modi ad entrare nella solita strada ma non ci riescono, e vivono infelici ma sentono di non poter farci niente.

Nei primi due grupi ci sono persone a cui va bene quella scelta e altre che vivrebbero meglio se cambiassero strada, insieme a tutti quelli del terzo, e la scegliessero con più consapevolezza, per non sbagliare questa volta.

l mio invito possitivo di oggi è proprio a capire in quale gruppo ci troviamo, o in quali gruppi perchè potremmo trovarci in un gruppo per quanto riguarda il lavoro e un’altro per quanto riguarda l’amore o il rapporto con il nostro corpo o la famiglia di origine, e provare a pensare cosa potremmo perdere e guadagnare se decidessimo di cambiare strada.Che ne dite? Vi va?

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Da qualunque disavventura si può trarre un vantaggio (basta avere la pazienza di cercarlo)

 

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