la gente è così

Ieri, al nostro incontro, ancora online, del nostro facciamo pace, laboratorio di inmunosuficienza psicologica, abbiamo parlato di come non solo tendiamo a ettichettare le persone con la parola “che” per le cose che fanno, ma anche per i gruppi a cui appartengono.

Parliamo degli italiani, degli stranieri, delle donne, degli uomni, degli adolescenti, delle madri e dei padri, dei vecchi… Come se tutte le persone che appartengono ad un gruppo avessero tutto in comune, dovessero per forza pensare sempre allo stesso modo, avere le stesse motivazioni, le stesse emozioni, ecc.

Quando incontriamo qualcuno, prima di vedere l’individuo, vediamo quello che pensiamo di lui o di lei e ancora prima di tutto vediamo quello che pensiamo del gruppo o dei gruppi a cui appartiene.

Nel passato questo era utile, perchè i gruppi erano molto omogenei, ma oggi giorno non è più così. Un tempo i gruppi erano separati, non si mischiavano, non c’era il tipo di contaminazione culturale che c’è oggi, con i gruppi che si sono mischiati ed evoluti e possiamo trovare persone molto simili in gruppi diversi o molto diverse nello stesso gruppo.

Il problema è che perdiamo molto tempo ed energie avendo a che fare con le ettichette, offriamo quel che crediamo potrebbe interessare al gruppo con cui identifichiamo le persone ma spesso non funziona.

La buona notizia è che in qualsiasi momento possiamo toglierci gli occhiali  che vedono le ettichette, vedere gli individui, e mostrarci come individui, senza identificarci con le nostre ettichette.

Il mio invito possitivo di oggi è proprio a partecipare ai nostri eventi, e a non smettere mai di essere curiosi, a fare  attenzione alle ettichette che diamo alle persone e anche a quelle che scegliamo per noi stessi, perchè sono sempre ettichette, piccole e sottili, e ci sta poca informazione dentro, a volte può essere utile, ma molte volte ci portano fuori strada. Che ne dite? Vi va?

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Cambiando il modo in cui elaborate ogni evento che via via si presenta sul vostro cammino, potrete vivere una vita felice e realizzata, priva di disordine emotivo.

Dr. Wayne W. DyerDr. Wayne W. Dyeril mio sacro destino

 

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