ettichette

Viviamo in un mondo di ettichette. L’ego ha bisogno di sapere cosa aspettarsi dalle altre persone e dalla vita, per poterci proteggere al meglio. Perciò deve generalizzare le cose che vede e poter prendere provvedimenti e precauzioni. Ma, siccome è così veloce, spesso sbaglia, generalizza troppo in fretta e prende fischi per fiaschi… Siccome è così spaventato, spesso vede solo le cose che ci possono ferire. E così finisce per ettichettare le persone nei loro peggiori momenti e/o per i loro peggio misfatti.

Ricordo qualche anno fa, sono andata in Egitto a fare un corso di “legge d’attrazione” con Daniele Penna, e tutti i “turisti” che erano con me dicevano sempre… “gli egiziani sono diversi”. Quando lo dicevano a me, rispondevo sempre “gli egiziani non esistono”. Anche se, in realtà volevo dire “tu che ne sai degli egiziani?“, parafrasando liberamente il film Mediterraneo, solo che mi sembrava rude. È un po’ come quando uno va in vacanza e dice “quant’è bello vivere qui”. Ma il bello non è tanto il posto quanto l’essere in vacanza.

Lo stesso vale anche per “i musulmani“, “i profughi“, “i gay“, persino “i vegani“… Qualsiasi categoria in cui vogliamo fare entrare una persona contiene molta informazione che non c’entra niente con la persona in concreto e tralascia tutto quello che della persona di cui parliamo non combacia con lo stereotipo. Diciamo che, se pensiamo che i musulmani sono terroristi e conosciamo un musulmano gentile, penseremo che la sua gentilezza è finta.

Le ettichette, le categorie di persone, sono finzioni. Sono bugie, sono invenzioni e parlano più di chi le “usa” che di chi le “porta“. Se io dico che sei stupido, cattivo o pazzo, questo dice molto di più su di me che su di te. Parla della mia intolleranza, della mia prepotenza, della mia facilità ad esprimere giudizi, ecc. Lo stesso vale per chi dice “odio i musulmani”, “i gay sono uno scherzo della natura“, senza informarsi, senza approfondire, senza pensare.

Ma vale anche per quelli che dicono “non sopporto quelli che fumano” o “mi piaciono le persone sincere”. Stanno ettichettando le persone come se “fossero sempre” così, quando in realtà “fanno” così solo “a volte“, sarebbe più preciso usare “quando” al posto di “che“. Mi piaciono le persone quando sono sincere e mi da fastidio quando fumano…

Può sembrare difficile, ma possiamo provare, alleniamoci!

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Don Miguel RuizDon Miguel RuizI Quattro Accordi

 

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