perchè no?

17 Feb 21

Ieri ho dovuto cancellare l’evento di facciamo pace, laboratorio di inmunosuficienza psicologica, vedremo quello che era previsto la settimana scorsa, le credenze e ragioni con cui ci fermiamo davanti a quello che vorremmo, quelle che chiamiamo le gabbie della bestia

Parleremo di quelle volte in cui nemmeno ci proviamo a fare qualcosa perchè:

  • è impossibile, ci sono veramente poche cose impossibili in questo mondo e ogni giorno ci sono cose che smettono di esserlo, per un cambiamento nella scienza, nella tecnologia, nella legislazione, o persino nelle persone. Ci sono tre domande da fare per capire se ci posso lavorare, è impossibile per me? ora? o così?;
  • non si fa, non si deve fare, non va bene, non sarebbe giusto, in questo caso la rinuncia dipende di fattori culturali, ci sono delle regole del gruppo a cui apparteniamo. Comunque, sarebbe utile chiedersi cosa ci da in cambio questo gruppo?, per decidere se vale la pena il sacrificio;
  • non è necessario, non è poi così importante, qui entrano in gioco le nostre priorità e i nostri valori, ma anche qui dobbiamo farci una domanda importante: se non è necessario, non è poi così importante, perchè continuo a pensarci?

Il mio invito possitivo di oggi è proprio a osservare le nostre gabbie, renderci consapevoli di quali gabbie abbiamo costruito o ereditato, per poter scegliere se le vogliamo mantenere o meno. Perchè un conto è sentirsi in gabbia in generale e in questo caso possiamo solamente lamentarci, ma quando la gabbia l’abbiamo identificata, la possiamo aprire. E a partecipare al prossimo incontro per vedere come si fa. Vi va?

0 Comments

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Nelle mani di chi regala un fiore rimane sempre un po’ di profumo

L come libertà (di opinione)

L come libertà (di opinione)

Un’altra parola molto importante per il Vocabolario possitivo e un tema di cui si parla molto in questi giorni è la libertà di espressione, di opinione, che molti pensiamo stia sparendo di nuovo per mano di quelli che fino a poco fa la chiedevano a grandi voci. Quando erano loro a non poter dire quello che pensavano, a essere perseguitati per le loro idee e a essere “contro-corrente”.

rimedio contro la morte

rimedio contro la morte

Dicono che c’era una volta, all’epoca del Buddha, una donna a cui morì il suo unico figlio. La donna era disperata, non riusciva a lasciare che lo seppellissero, convinta che ci fosse un errore, il giorno prima stava bene e quello dopo non si era svegliato.