voglio il gelato

Tanti anni fa, quando sono arrivata in Italia, ho fatto l’animatrice volontaria per un progetto di accoglienza di bambini bielorussi. Stavano in Italia due settimane e anche se la sera stavano con le famiglie, durante il giorno li tenevamo tutti insieme e li portavamo in piscina, a giocare, ecc.

L’unica parola che ricordo di quel poco di russo che imparai in quei giorni è “patom” che vuol dire “dopo”. Perchè i bambini a qualsiasi ora volevano sempre il gelato e la nostra risposta spesso era “prima” facciamo qualcos’altro.

Qualche anno dopo, mentre stavo leggendo il corso in miracoli, ho pensato a questi bambini e alle loro richieste e lamentele costanti. Quando era ora di dormire volevano il gelato, quando era ora di mangiare la pasta volevano il gelato, quando era ora di giocare a calcio o andare in piscina… solo in questi due momenti dimenticavano il gelato.

Quando non vogliamo quello che abbiamo, le nostre circostanze, le persone con cui abbiamo a che fare, le dinamiche in cui finiamo… quando rifiutiamo quello che abbiamo perchè vorremmo avere qualcos’altro, perchè crediamo di meritare qualcos’altro, stiamo facendo come i bambini che volevano sempre il gelato, ma non ci rendiamo conto.

Per loro si meritavano, “dovevano” avere il gelato. Come noi pensiamo di “dover” avere una vita di un certo tipo, un compagno di un certo tipo, dei figli che rispondano in un certo modo, dei genitori che sempre ci supportino, dei colleghi che ci aiutino, dei capi che ci apprezzino, degli amici che ci siano quando ne abbiamo bisogno, dei vicini amichevoli e rispettosi, dei soldi, delle cose, ecc.

Ma, spesso, per arrivare al gelato dobbiamo prima mangiarci gli spinaci, anche se non a tutti piaciono…

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Da qualche parte tra questo pianeta e la luna, il basso si trasforma in alto e l’alto in basso.

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