paure contrapposte

Ieri, nel nostro secondo incontro dopo il lockdown, di facciamo pace, laboratorio di inmunosuficienza psicologica, e con il sottotitolo “smontando fake news, falsi miti e falsi bisogni” abbiamo continuato a parlare di protezione, sicurezza e paure.

Ieri abbiamo parlato, soprattutto, delle paure che, anche se in un principio nascono come “avvertimenti” di un pericolo, spesso finiscono per bloccarci.

Abbiamo parlato di nuovo di emozioni e pensieri, e di come, al contrario di quello che normalmente si dice, sono le seconde che dipendono dalle prime.

Anche se è vero che dopo c’è una fase di reatroalimentazione in cui tutto si mischia, il primo passo è un pensiero e dipende da noi. Possiamo controllarlo, frenarlo e tenerlo da parte, per fare, come dicevamo nell’altro incontro una gestione del rischio.

Una delle cose che è venuta fuori è che, spesso, finiamo per sviluppare paure contrapposte. Abbiamo paura di essere feriti e di ferire, di rimanere da soli e di finire in brutta compagnia…

 Tutte queste paure ci fanno vivere una vita molto limitata, la vita della proverbiale barca che è più sicura in porto ma non è nata per stare al porto, la sua missione è uscire a navigare e conoscere il mondo.

Ogni volta che incontriamo un pericolo, reale o immaginario, o anche solo che ci passa per la testa, e ci lasciamo convincere dalla paura a cambiare strada, finisce che ci allontaniamo dai nostri desideri, dalle nostre passioni, dalle nostra missione in questa vita.

Il mio invito possitivo, per concludere, è stato a fare questo sforzo solo per le cose che vogliamo fare, e non facciamo per paura… non per quelle che crediamo di dover fare! Che ne dite? Proviamo? Vi va?

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Nulla al mondo è normale. Tutto ciò che esiste è un frammento del grande enigma.

Jostein GaarderJostein GaarderC'è nessuno?

 

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