i nostri maestri

Ieri, durante la cena, mi sono riferita a una persona come ad uno dei miei “maestri” e mia figlia mi ha detto qualcosa tipo “non credo che tu possa imparare molto da certe persone, non vorrei che diventassi come loro”. Il commento mi ha fatto sorridere e mi ha ispirato questo post su cosa intendo con la parola maestro.

Il fatto è che immaginiamo i maestri come persone piene di calma che ci spiegano le cose e che fanno le cose che vorremmo imitare, perchè il loro metodo prevede l’insegnamento con l’esempio. Ma non sempre è così, a volte persino il maestro Zen attacca i suoi allievi, nella loro formazione c’è anche una parte di arti marziali e lì il maestro usa tutte le armi che ha a disposizione.

Perciò ho pensato di continuare la spiegazione della metafora della vita come vacanza studio. Allora, il “direttore pedagogico”, quello che possiamo chiamare Dio, la vita o l’universo, per poter farci imparare le materie che abbiamo scelto, e poi dimenticato, sceglie i docenti più adatti.

Siccome in questa scuola l’insegnamento è esperienziale, sceglierà le persone che ci faranno esperimentare le cose che dobbiamo imparare a superare. Se io ho incluso nel mio piano di studi che voglio imparare a superare l’ira, mi manderà tre tipi di persone: quelle che sanno gestire la rabbia, perchè possiamo vedere come si fa; quelle che non sanno gestirla perchè vediamo cosa succede se non si fa bene, e quelle che ci faranno arrabbiare per vedere se abbiamo imparato.

Il mio invito possitivo di oggi è proprio a vedere oltre, oltre a quello che sucede fuori, a quello che le persone fanno, per poter vedere dentro, per poter vedere o comprendere come ci fanno sentire, come ci fanno stare,  perchè la lezione si nasconde lì. Vi va?

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