il vestito storto

Quando ero ragazzina ricordo una barzelletta che parlava di un uomo che aveva speso tutti i suoi soldi per un vestito su misura e quando l’aveva ritirato aveva scoperto che non era finito proprio bene: aveva una manica più lunga del suo braccio, una spalla più larga dell’altra e una gamba più corta.

Non avendo più soldi, perciò quando uscì dalla sartoria, decise di camminare storto perchè non si vedesse che il vestito non gli stava bene. Piegava un po’ il ginocchio della gamba con meno tessuto, allargava el petto solo da un lato e il braccio per riempire la manica più lunga. Non era facilissimo ma poteva provare e mantenere quella posizione per tanto tempo anche se poi gli faceva male ogni muscolo del corpo. La gente che lo vedeva pensava “che bravo sarto, che bel vestito! anche se quell’uomo è così storto, gli sta benissimo!”

Un po’ come il signore della storia, tutti cerchiamo in alcuni momenti e in alcuni aspetti, di cambiare per stare in posti che non sono fatti su misura per noi. E, soprattutto, di nascondere il nostro meglio, di piegare quello che abbiamo in più di altri, di rinunciare alle nostre diversità.

Tutto per rimanere mediocri, per non suscitare invidie e gelosie, o per non fare sentire inferiore qualcun’altro. Ma anche perchè è il prezzo nella nostra società, da pagare in cambio del senso di appartenenza. Non posso evitare pensare quanto potremmo essere più ricchi e migliori se riuscissimo (come società) ad apprezzare le differenze e promuovere ognuno per i loro punti di forza invece che punirli per quelli di debolezza.

La buona notizia è che, nel nostro piccolo, ognuno può lavorarci e, quando saremo in tanti, potranno cambiare le strutture. Perciò il mio consiglio e di piegarci di meno, di nasconderci di meno, di essere noi stessi, che ne dite? Proviamo?

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