controproducente

In questi giorni sembra che il mondo dei social ci sia una divisione molto aguerrita tra quelli che non ne possono più di questa situazione e scrivono ovunque “state a casa” e quelli che non ne possono più di quelli scrivono ovunque “state a casa”.

Ammetto che appartengo al secondo gruppo e vorrei spiegare un paio di cose a quelli che appartengono al primo. Posso capire il loro bisogno di parlare e sono d’accordo sul fatto che dobbiamo stare a casa ma, scriverlo sui social non serve proprio a nulla, anzi.

Mi ricorda un po’ tutte le campagne contro l’abbandono dei cani, o i post dei vegani che chiedono di salvare gli animali. Non convincono nessuno, fanno solo male a chi è sensibile e non fanno niente a chi non ha quella sensibilità.

Fare i giudici, gli allarmisti, i complottisti, è una perdita di tempo ed energie, visto che le avete, che le abbiamo, usiamole per qualcosa di costruttivo, troviamo vere soluzioni nuove per i nostri problemi e per quelli degli altri.

Forse la donna che va a fare la spesa due volte al giorno lo fa per sfuggire al marito frustrato e violento, la nonna che esce lo fa per non vedere in ogni angolo della casa quanto è sola da quando è rimasta vedova e il giovane che corre lo fa perchè non ha trovato un altro modo per non pensare al futuro che stava faticando a costruire ed è crollato davanti ai suoi occhi.

Il mio invito è a comprendere che chiunque “sbaglia” lo fa per una ragione e che solo se la conosciamo possiamo offrirgli un consiglio vero, che possa seguire.

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La sconfitta è uno stato mentale: nessuno viene mai sconfitto, a meno che non abbia accettato la sconfitta come una realtà.

 

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di regole ed eccezioni

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