come ti racconti?

Ieri all’incontro di facciamo pace, come promesso, abbiamo iniziato il discorso sulle differenze fra pensare, credere, sapere, capire, comprendere e giudicare. Tutte le attività che fa la nostra mente e a cui dobbiamo imparare a riconoscere per non cadere nelle sue trappole.

Abbiamo cominciato con il solito ripasso degli incontri precedenti, ripassando l’importanza del pensare per arrivare a quella del modo in cui ci raccontiamo. Ci raccontiamo agli altri, ci raccontiamo a noi stessi. Perchè il modo in cui raccontiamo le cose tende ad avverarsi.

Le cose che raccontiamo, che pensiamo, che crediamo o che crediamo di sapere, filtrano la realtà e ci fanno notare “soprattutto” quello che dimostra il nostro pensiero.

Henry Ford diceva “che tu creda che puoi farlo o che tu creda che non puoi farlo, hai ragione!

Ma non è una magia o un mistero esoterico, è semplicemente che, se io credo di potercela fare farò di tutto per riuscirci e se credo di non potercela fare risparmierò le forze. Se credo di potercela fare cercherò opportunità mentre se credo di non potercela fare cercherò solo scuse.

E non sono ancora arrivata al volere, stiamo ancora solo parlando di potere, di credere di potere, abbiamo appena iniziato il discorso.

Abbiamo parlato di come ci vediamo, ci raccontiamo, dei nostri pregi e aree di miglioramento (altre scuole di pensiero li chiamano diffetti), e di come il modo in cui parliamo di questi ci condiziona.

E abbiamo preparato il terreno per riprendere il prossimo incontro parlando di bisogni e desideri.

C’eravate? Vi è piaciuto? Spero di si e vi aspetto ai prossimi incontri…

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Una risposta non merita mai un inchino: per quanto intelligente e giusta ci possa sembrare, non dobbiamo mai inchinarci a una risposta.

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