studiare cinese

La settimana scorsa parlavamo della teoria della vacanza studio e dell’importanza in questo nuovo apprendimento delle emozioni. Ieri, parlando di quanto fosse difficile imparare a comprendere veramente i nostri sentimenti mi è venuta in mente l’idea di comparare questo linguaggio con il cinese.

Più ci penso, più mi piace la mia metafora per tre motivi:

  • il cinese è una lingua, o meglio, secondo wikipedia: una famiglia linguistica composta da centinaia di varietà linguistiche locali distinte e spesso non mutuamente intelligibili, che non ha un vero e proprio alfabeto, ma che usa logogrammi, ovvero, disegni che rappresentano il concetto di cui si parla. Quando vedo i disegni qui sopra, che dicono sono rappresentativi delle parole, mi vengono in mente cose completamente diverse, il primo, per esempio, a me, più che a una persona mi fa pensare alle cigliegie. Con le emozioni succede lo stesso, se le dobbiamo tradurre e interpretare c’è il rischio di sbagliare…
  • il cinese è una lingua tonale, per me che già il francese, il greco o il portoghese sono difficili perchè hanno vocali più aperte e più chiuse il cinese è assolutamente fuori portata. Di nuovo, con le emozioni succede qualcosa di simili, perchè possono avere mille connotazioni diverse, cambiando molto poco…
  • il cinese è una lingua completamente diversa dalla nostra, o dalle nostre, le indoeuropee, perciò il salto è troppo grosso, sarebbe come imparare a disegnare con i piedi, serve proprio un nuovo assetto del cervello. Anche per ascoltare le emozioni, bisogna in un certo senso smettere di pensarle e questo è molto “strano”, all’inizio.

Il mio invito possitivo di oggi è proprio ad avere pazienza, a ricordare che il gioco vale la candela, che possiamo vivere senza parlare cinese ma rinunciare a comprendere chi siamo e come ci sentiamo è rinunciare ad essere sia felici che utili per noi stessi e per il mondo. Vi va?

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