si stava meglio

In questi giorni in cui la maggior parte dei miei amici e conoscenti discute sulle misure contro il COVID, tra i commenti su mascherina si o mascherina no, e vaccino si o vaccino no… qualcuno è risucito a tirare fuori il famoso “si stava meglio quando si stava peggio”.

È una frase che usa soprattutto chi, quando si stava peggio, non era ancora nemmeno nato. Qualcuno che non sa cosa vuol dire “stare peggio”, e che la protezione per privazione di libertà ha molti più lati negativi che positivi. Vedono solo un pericolo, a loro parere gigantesco, e vogliono essere protetti, ma non vedono la quantità di privilegi a cui dovrebbero rinunciare per poter mantenere quella protezione.

In un mondo che è diventato così complesso , come dicevamo in  13 cose che ho imparato giocando a garden scapes, può essere difficileorientarsi e muoversi con la responsabilità che la piena libertà comporta.

Ma non credo che la privazione di libertà sia la scelta migliore. Ci andrebbe, anzi, maggiore responsabilizzazione e preparazione delle persone. Ma proteggerle è più semplice. Proibire è sempre più veloce che educare. Il problema è che rimaniamo sempre bambini ignoranti e incapaci. E quando ci rendiamo conto pensiamo che sia troppo tardi e ci arrendiamo.

Poi ci sono quelli che, quando si stava peggio stavano veramente meglio, loro, i privilegiati che alla libertà non rinunciano veramente quelli che dicono che il lockdown non è stato un problema, che stare chiusi in casa è necessario, ma hanno ville con decine di stanze con gente che fa tutto per loro.

Il mio invito possitivo di oggi è a dubitare delle soluzioni facili, a pensare a tutti i problemi in cui potremmo incorrere per via di quelle stesse soluzioni. E ad ascoltare tutte le campane senza pensare che sono idiozie, ad entrare nel merito, senza giudicare troppo in fretta. Vi va?

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