Rapunzel

Ieri, nel incontro di facciamo pace, laboratorio di inmunosuficienza psicologica, e con il sottotitolo “smontando fake news, falsi miti e falsi bisogni” abbiamo parlato del lockdown che sta arrivando e siamo andati a chiedere consigli ad un’esperta di confinamenti non meritati, Raperonzolo.

Nell’incontro precedente avevamo parlato di come ci faceva sentire, ad ognuno, la situazione che stiamo vivendo, con il virus, le misure per prevenirlo, i danni fisici, psicologici ed economici che derivano da queste, e le informazioni che si contradicono e danno la possibilità a credere tutto e il contrario di tutto, a seconda di con chi parli.

Questa settimana siamo partiti da questo “sentire” perchè, come avevamo detto, è lì che si nascondono le nostre credenze profonde. Quelle che possono fregarci e farci la vita impossibile se non sono del tutto adatte alla vita che viviamo.

Siamo partiti da questi sentimenti, personali, che andavano dalla frustrazione alla rabbia, e immaginando che la situazione sarebbe peggiorata e saremo stati chiusi in casa di nuovo, siamo andati da Rapunzel per chiedere anche a lei come si sentiva quando non poteva uscire. Le abbiamo chiesto come si sentiva, chi avrebbe voluto venissi a trovarla, cosa avrebbe voluto che portasse in dono quella persona e cosa avrebbe offerto lei in cambio.

Con questo esercizio abbiamo attivato l’immaginazione, una delle qualità meno utilizzate e meno allenate in questo periodo. Poi siamo entrati un po’ più nel terreno personale di ognuno, immaginando una persona della nostra famiglia o tra i conoscenti che non esce di casa per scelta e siamo andati a trovarla e a chiederle un consiglio per il nostro tempo “in casa”.

Come capita spesso le risposte sono state molto personali ma allo stesso tempo utili un po’ per tutti, da pulire, da riscrivere con l’ORA d’ARIA, e ho invitato tutti ad approfondirle nei giorni successivi, se venite al prossimo incontro ne parleremo.

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Vecchie convinzioni non ti portano a nuovo formaggio

 

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