non me lo ricordo

Vi è mai capitato che, quando raccontate un vostro ricordo a una persona che era presente nel momento che state raccontando, vi dice che non lo ricorda o che lo ricorda diversamente? È normale, non tutti ricordiamo le stesse cose o allo stesso modo, ma da fastidio, ci fanno fare la figura dei bugiardi o degli smemoriati.

E, invece, è qualcosa di completamente normale, che due persone non ricordino un periodo o un momento allo stesso modo, non solo quando ci sono in gioco le emozioni, non solo quando attorno ai nostri ricordi ci abbiamo costruito una storia personale, in qualsiasi momento della nostra vita, ricordiamo una parte minuscola di quello che viviamo.

 Ricordo che Sibaldi in una conferenza parlando dell’attenzione e della memoria diceva che, siccome la capacità del nostro cervello è limitata, dobbiamo scegliere, più o meno consapevolmente. Di tutto quello che accade attorno a noi, percepiamo solo una parte, di tutto quello che percepiamo, prestiamo attenzione solo ad una parte, di tutto quello a cui prestiamo attenzione, memorizziamo solo una parte e di tutto quello che memorizziamo ricordiamo solo una parte.

La buona notizia è che, adesso che lo sappiamo, possiamo vedere i ricordi per quello che sono veramente, qualcosa di molto personale e che solo in parte riflette la verità del passato. Ma, soprattutto, possiamo trarre da un ricordo molta più informazione, giacchè sappiamo che in un ricordi ci sono, si, i fatti, ma anche informazioni su tutti questi filtri: cosa percepiamo, che è molto legato alle nostre credenze, a cosa prestiamo (o prestavamo in quel momento) attenzione, e su cosa riteniamo (o ritenevamo all’epoca) degno di essere memorizzato, ecc.

Il mio invito possitivo di oggi è proprio a comprendere che nessuno ricorda tutta la verità e che quando due persone hanno ricordi diversi possono imparare molto dal confronto, sia sui fatti che ognuno su se stesso e sull’altro. E che discuttere su chi ricorda meglio è solo una perdita di tempo. Che ne dite? Vi va?

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