lo sguardo del gatto

28 Nov 21

Dicono che c’era una volta un gatto che abitava in una piccola taberna in un piccolo paesino. Non aveva un vero padrone ma molti lo consideravano un po’ il proprio gatto, gli davano da mangiare e gli facevano le coccole quando ne aveva voglia.

Ogni persona che passava lo guardava e il gatto ricambiava lo sguardo, in quelle che sembravano a volte delle conversazioni, sembrava rispondere in maniera diversa alle diverse persone con cui parlava.

Per esempio, al mattino, quando passava la maestra a prendere il caffè prima di entrare nella scuola, lo guardava, seduto su un divano e pensava “guarda che pigro questo gatto, non deve cacciare, non deve lavorare, sta tutto il tempo sdraiato ad aspettare che qualcuno gli dia da mangiare”. E lui sembrava rispondere “sei tu che lavori troppo, rilassati, e goditi la vita”.

Poi, se passavano le mamme con i bambini che facevano rumore con i loro giochi e con le loro vocine stridenti e cercavano di toccarlo. I bambini dicevano “vieni gatto bello” e lui gli guardava come dicendo “se vi avvicinate vi faccio rossi con le mie unghie”.

A pranzo, quando arrivavano gli operai per pranzo e lo guardavano mentre mangiavano, pensavano “non ti avvicinare bestiaccia, questo cibo e mio e non potrai venire a rubarmelo”.  

A volte passava qualcuno di nuovo e lo guardava con ammirazione perchè era veramente bello, lui ricambiava lo sguardo in maniera che sembrava pensare “si, sono bello, inchinati davanti a me.”

Comunque, per il barista, lo sguardo del gatto era sempre lo stesso, era convinto che per lui tutti fossero soltanto degli strani umani, non tanto interessanti, se non quando portavano cibo.

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