la trappola della vittima

Abbiamo parlato molte volte dell’analisi transazionale e di uno dei suoi concetti principali, l’esistenza in ognuno di noi di tre diversi tipi di personalità che riflettono i tre stati dell’io, bambino, adulto e genitore. Oggi voglio parlarvi di un’altro aspetto importante il triangolo psicodrammatico.

Questo triangolo, descritto da Byrne e Karpman, è costituito di nuovo da tre tipi di personalità, intrecciate fra loro in una specie di schema, in cui ognuno recita il suo ruolo come se avesse un copione: una vittima, che soffre per colpa di un carnefice e cerca un salvatore che la aiuti a smettere di soffrire.

Chiaramente, non parliamo di reali situazioni di maltrattamenti, ma di quelle situazioni in cui una persona si sente una vittima, sente di non poter fare niente da sola, non ha nessuna speranza e ritiene che tutti i suoi problemi siano colpa di qualcun’altro. Considera chiunque lo aiuti un salvatore e chiunque lo contradica o lo ostacoli un carnefice. La trappola è proprio questa, per la vittima, se non l’aiuti, diventi un carnefice. Mentre la vittima si sente giustificata per passare dalla parte del torto.

La principale differenza con gli stati dell’io è che, in questo caso tutte e tre sono nevrotiche e nessuna è funzionale,  perchè nessuna è realista, tutte partono da un concetto errato, il fatto che la felicità di una persona possa dipendere da altre.

La buona notizia è che basta prendersi la propria responsabilità e lasciare agli altri la loro, smettere di parlare di colpe ed essere realistici.

Il mio invito possitivo di oggi è proprio a comprendere che la nostra felicità dipende da noi e quella degli altri da loro. Che ne dite? Vi va?

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