la stessa storia

18 Jan 21

Dicono che c’era una volta un maestro che fu scelto per fare un discorso ai nuovi ragazzi appena arrivati nel monastero. Erano giovani e ancora molto condizionati dal mondo esterno e dalle credenze con cui erano cresciuti perciò era una grande responsabilità.

Non disse a nessuno di cosa avrebbe parlato, anche gli altri maestri erano curiosi mentre entravano nella sala grande, insieme ai ragazzi e si sedevano ordinatamente. Si fece aspettare qualche minuto e poi arrivò con tutta calma e iniziò a parlare.

Dopo il solito benvenuto e i soliti convenevoli raccontò una barzelletta, ambientata in un monastero come quello, e tutti risero a crepapelle. Era una barzelletta molto innocente, che non poteva offendere nessuno, e tutti risero insieme.

Dopo qualche minuto in cui parlò di come sarebbe stata la loro vita nel monastero, attività, orari, allenamenti, lezioni, raccontò di nuovo la stessa barzelletta ambientata nel monastero. Questa volta risero solo alcuni, gli altri lo guardavano sconcertati, qualche maestro pensò che forse non era stata la scelta migliore per il discorso di benvenuto, che forste stava perdendo la testa o anche solo la memoria, forse era un principio di Alzhaimer. Ma nessuno disse niente e lui continuò.

Per finire, mentre siegava le regole più importanti che tutti avrebbero dovuto rispettare per rimanere nel monastero, raccontò per la terza volta la stessa barzelletta. Questa volta nessuno rise, si fece un silenzio assordante che il maestro permisse per qualche minuto.

— Avete ragione. L’ho già raccontata questa storia. Ma non dovete preoccuparvi, non sto perdendo la testa, l’ho fatto apposta. La prima volta avete riso perchè la storia vi ha sorpreso; la seconda qualcuno ha ancora riso per il ricordo della sorpresa della prima; ma ora nessuno ride perchè ormai è storia nota, è superata. Il mio invito per tutti i nuovi e anche per noi che nel monastero viviamo da anni è proprio a non raccontarci sempre le stesse storie, a non rimuginare vecchi sensi di colpa, a non essere tristi o arrabbiati per cose successe molto tempo fa, e soprattutto per poter vivere ogni giorno con un atteggiamento curioso e sorridente.

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Don Miguel RuizDon Miguel RuizI Quattro Accordi

 

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