la rana bollita

Dicono che c’erano una volta dei ragazzi che, tra una classe e l’altra discuttevano sull’ultimo pericolo di cui parlavano tutti in televisione, nei social media, ma anche nei bar e nei bus, sul ultima minaccia alla nostra società e alla nostra civilizzazione.

Le informazioni erano troppe e non si riusciva a capire nulla di preciso. Quando arrivò l’insegnante gli chiesero cosa pensasse dell’argomento, se fosse d’accordo con quelli che sicevano che avremo dovuto fare tutto il necessario, anche riscrivendo le leggi.

Questa discussione mi ricorda disse il professore con il suo solito sguardo malizioso la storia della rana bollita di Chomsky. Lui la usava per spiegare come l’eccesso d’informazioni può essere ancora peggio della sua mancanza.
     Immaginate una rana che nuota tranquilla in un pentolone pieno d’acqua fredda. Se la mettiamo sul fuoco, l’acqua si riscalda pian piano. Quando diventa tiepida, la rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. Ma la temperatura sale. Quando l’acqua è calda, un po’ più di quanto la rana possa apprezzare, si sente un po’ stanca un ma non si spaventa. Fino a quando arriva un punto in cui l’acqua è davvero troppo calda. La rana vorrebbe scappare, ma si è indebolita e non ha la forza di reagire, sopporta e non fa nulla, si arrende. Intanto la temperatura sale ancora, e la rana finisce, semplicemente, morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.
     Con l’eccesso d’informazioni allarmiste succede lo stesso, ci fannospaventare così tanto che accettiamo piccoli cambiamenti che, però non risolvono e servono altri. Così fino a quando abbiamo perso delle libertà a cui “direttamente” non avremo mai rinunciato.

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