la guerra dei poveri noi

Una delle cose più pericolose di questi tempi di guerra dei poveri, e di tutti contro tutti è che si finisce per avercela con le persone sbagliate, e si finisce per dare la colpa a chi non ce l’ha, per fare dei confronti che non hanno nessun senso e usarli per attaccare gli altri.

In questi giorni molte persone stanno protestando contro il green pass e le misure del governo perchè dicono che sono discriminatorie, e anche che ci stanno togliendo le libertà che credevamo di aver consolidato. Questi sono dei dati oggettivi, ma per chi crede che sia giusto, sono giustificati e, per chi non lo crede, sono inaccettabili.

Il problema è che quando qualcuno si parla, è facile sentirsi dire che non ci stanno chiedendo poi così tanto, che dovremmo fare queste cose per il bene comune, che c’è gente che sta peggio. Quando si è iniziato a parlare di green pass come discriminante per entrare nei locali ho visto un meme in cui un ragazzo disabile diceva “ti senti discriminato? prova a vivere in sedia a rotelle!”.

E, da quando gli alleati si sono ritirati da Afganistan è pieno di meme in cui una donna afgana dice che il nostro parlare di dittatura sanitaria è un insulto alla loro “vera” dittatura, è una guerra a chi sta peggio, a chi merita di più lo status di “poverino”, in cui non può vincere nessuno. Perchè c’è sempre qualcuno che sta peggio.

In questi giorni, ho visto un’intervista alla principessa afgana Soraya Malek, che conobbi personalmente qualche anno fa in Sicilia, in cui dice che il suo paese è “Il posto peggiore per nascere donna”. Non posso evitare di pensare che non è vero, che è solo il suo punto di vista e che bisognerebbe chiedere se sono d’accordo a una donna di colore stuprata dal padre nel Bronx, a una donna etiope che sforna figli che muoiono di malnutrizione o una libbica che ha perso i figli nei bombardamenti… ecc.

La buona notizia è che possiamo imparare che il confronto a chi sta peggio è un meccanismo che usa chi sta meglio per inmobilizzareci e mantenere i suoi privilegi…

 Il mio invito possitivo di  oggi è proprio a non fare confronti, a non dire chi sta meglio e chi sta peggio, a unirci a tutti quelli che sono discriminati per fare fuori le discriminazioni, e a comprendere che, come diceva Malcolm X, se non facciamo molta attenzione, i potenti ci faranno odiare altri oppressi, alla vista, nascondendosi sempre nell’ombra. Che ne dite, proviamo? Vi va?

2 Comments

  1. Stefano

    Concordo con tutto il cuore, amica mia.

    Reply
    • amorben

      Grazie!

      Reply

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Incamminatevi sul sentiero della manifestazione della vostra spiritualità praticando l'amore incondizionato. Realizzerete la divina connessione liberandovi di tutti gli strumenti dell’io: giudizio, ira, moralismo, prediche, odio, rancore...

Wayne W DyerInventarsi la vita

 

contenitore e contenuto

contenitore e contenuto

Dicono che c’era una volta un uomo molto ricco che chiese al monastero del suo paese una funzione religiosa per conmemorare la morte del padre avvenuta l'anno prima. Disse che, siccome la sua famiglia era notevole e molto generosa, volevano che fosse ufficiata dal...

Gli ordini dell’aiuto (2007)

Gli ordini dell’aiuto (2007)

Questa settimana, ho letto Gli ordini dell’aiuto di Bert Hellinger. Un libro che  parla dell’aiuto, dal punto di vista sistemico, e delle regole per aiutare con  il metodo delle Costellazioni Familiari e connettendosi con il sistema, con la coscienza collettiva, per integrare gli aspetti e i personaggi ignorati in ogni situazione.

Hereafter (2010)

Hereafter (2010)

Questa settimana ho guardato Hereafter, un film diretto da Clint Eastwood e protagonizzato, tra altri, da un grandioso Matt Damon. Un film sulla vita e la morte, sulla linea sottile che le separa, sulle persone che possono attraversarla, con esperienze premorte o sentendo delle voci dall’altro lato.