il voto

L‘altro giorno, con un mio studente di spagnolo che è a sua volta insegnante di musica, riflettevamo sul potere che stiamo dando ai voti. Un voto, in realtà, non è che il giudizio dell’insegnante sulla performance dell’allievo in un momento dato.

Per me, quando insegno, il voto valuta due cose: prima, il livello che ha raggiunto lo studente in un momento dato, non tiene conto dello sforzo o delle difficoltà che abbia potuto avere, e seconda, la mia capacità di spiegarmi, di farmi capire. Se un mio studente ha un voto basso lo prendo come un’opportunità di comprendere meglio i suoi problemi e di aggiustare il tiro.

Ormai in giro ci sono sempre più insegnanti senza passione che, quando hanno uno studente che ha un voto basso, lo giudicano subito come pigro, decidono subito che non studia perchè non ha voglia, perchè non si sforza e non danno spazio ad altre possibilità. E questo viene trasmesso anche ai compagni.

Infatti, il problema è che questo provoca che per molti, soprattutto per i  ragazzi giovani, si sentano valutati come persone. Quando uno studente riceve un voto basso, si sente come se non valesse niente, come se quel voto si riferissi a tutta la sua persona. Non parla dei suoi problemi o difficoltà e non può ricevere l’aiuto di cui avrebbe bisogno per migliorare.

 Per molti i voti possono diventare delle vere e proprie condanne, vengono ettichettati e trattati come “quelli che si sforzano meno” o addirittura “quelli che valgono meno”. Nessuno si preoccupa di quale possa essere il problema, se quel giorno non si è dormito bene, se il problema erano le domande…

In più il problema potrebbe essere l’insegnante che non è capace di connettere con lo studente o il tipo di esame che non è adatto, in questo periodo, con le verifiche fatte online è diventato molto facile sia barare che non riuscire a dimostrare quanto uno ha studiato, e i voti potrebbero essere non adeguati.

Il mio invito possitivo di oggi è proprio a non fermarci mai ai voti e alla loro superficialità, che siano voti nostri o altrui, a non usarli come ettichette e come elementi per prevedere il futuro.

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