il viso conosciuto

Dicono che c’era una volta un uomo molto occupato, un mattino mentre si trovava in metropolitana, pensando al lavoro che lo aspettava in ufficio. Quando stava per scendere alzò lo sguardo e si accorse che un uomo lo stava guardando con attenzione dal vagone all’altro lato del finestrino. Era così concentrato da non rendersi conto che si trattava della sua immagine riflessa nel vetro.

“Dove ho conosciuto questo tizio?”, si chiese accorgendosi che il volto gli era familiare e sorrise. “Anche lui mi conosce”, pensò visto che anche l’altro sorrideva. Ma, siccome il saluto durò solo un istante, per quanto si arrovellò, durante il percorso verso l’ufficio, non trovò una soluzione.

Anche in ufficio non potè smettere di chiedersi dove aveva conosciuto quel signore? Ogni volta che poteva si fermava a pensarci. Avrebbe voluto avere una foto di quell’uomo per poterla mostrare ai suoi colleghi. Chissà che forse loro avrebbero potuto identificarlo…

Alla fine della giornata decise di camminare fino a casa per avere il tempo di cercare quel volto nella sua memoria, ma niente. Quel viso gli era famigliare ma non riusciva a ricordare dove l’aveva visto.

Approfittò per fare un po’ di spesa in un piccolo negozio sotto casa, comprò qualcosa per la cena, ma non ricordava cosa aveva pensato di prendere perchè era distratto dai pensieri, dalle domande su quel viso.

Un’ora più tardi entrò nel suo appartamento, ancora senza risposta. Si fece la doccia, guardò la televisione, ma niente, non riusciva a smettere di pensare a quel volto sfuocato dal finestrino, “Dove l’ho visto?”, continuava a domandaresi prima di andare a letto.

Poi, la mattina successiva si sveglia sorridendo…

“Finalmente ci sono arrivato!”, esclama a voce alta sedendosi di colpo sul letto e tirandosi una manata sulla fronte. “Come ho fatto a non rendermene conto prima?”. Dopo tanti sforzi ha risolto il problema: “L’ho conosciuto dal barbiere…!”

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Dr. Wayne W. DyerDr. Wayne W. Dyeril mio sacro destino

 

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