il traffico

In questi giorni in cui siamo costantemente bombardati da tutti tipi di informazioni e giudizi positivi e negativi, sulla situazione sul covid, sulle misure del governo, ecc… viene quasi spontaneo e naturale difendersi e difendere il prorio pensiero, spesso penso alla storia del traffico…

Quando diciamo “sono nel traffico” nella mia mente si forma sempre un’immagine del traffico come di un entità, che ci circonda, come se fossimo stati inghiottiti da un gigante ma… in realtà, ogni persona che guida una macchina e ogni passeggero pensa che il gigante sono gli altri.

Spesso i conduttori si lamentano, e arrivano ad urlare gli uni contro gli altri. Si insultano e vedono gli altri come esseri inferiori che sono lì solo per dare loro fastidio, che avrebbero dovuto scegliere un’altro momento dei giorno per uscire. Tutti hanno fretta, tutti sono convinti di avere ragione: c’è chi vuole andare veloce e vede male chi va piano, e c’è chi va piano e patisce la pressione di chi vuole andare veloce.

È uno dei momenti in cui invece di cittadini logici e organizzati, per un attimo diventiamo selvaggi nella giungla, si diconnette la razionalità e si carica la amigdala. Questo potrebbe essere utile se fossimo davvero in una giungla e circondati da pericoli, ma, siamo sono nel traffico e il nostro corpo accumulerà soltanto lo stress finchè lo rilasciamo in un altro modo.

Invece, il traffico siamo anche noi. Siamo parte del problema e non delle vittime innocenti. Noi abbiamo la possibilità di scegliere di essere parte di quel traffico, e se non possiamo evitarlo, almeno possiamo accettarlo con un atteggiamento migliore. E, come noi, ognuna delle persone nelle altre macchine ha il suo stress, i suoi problemi e le sue buone ragioni per essere lì.

Il mio invito possitivo di oggi è proprio a renderci conto della nostra parte di responsabilità. A comprendere che anche noi siamo parte del problema, tanto come gli altri, e non solo, come noi abbiamo una ragione per essere lì, anche loro ce l’hanno. Vi va?

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