Hereafter (2010)

Questa settimana ho guardato Hereafter, un film diretto da e protagonizzato, tra altri, da un grandioso Matt Damon. Un film sulla vita e la morte, sulla linea sottile che le separa, sulle persone che possono attraversarla, con esperienze premorte o sentendo delle voci dall’altro lato.

 Il film segue in luoghi diversi tre storie che alla fine si uniscono. George è un sensitivo con un dono che lui chiama condanna: a San Francisco, tenendo le mani di chi sta soffrendo la perdita di una persona amata, entra in contatto col defunto: lo vede, gli legge dentro, lo descrive al suo paziente. Marie, famosa giornalista della TV francese, rischia di annegare, travolta da uno tsunami in un’isola del Pacifico; rientrata a Parigi, racconta in un libro quel che “ha visto” nei pochi minuti in bilico tra vita e morte, ma nessuno le crede. E Marcus, ragazzino timido e taciturno che, nei sobborghi di Londra, perde il fratellino Jason in un incidente stradale, ma non si rassegna finché scopre l’esistenza del sensitivo George che lo aiuta a vivere.

Un film che ci dà l’opportunità di vedere, immaginare, riflettere, sui limiti della vita che abbiamo dato sempre per scontati, come l’irreversibilità della morte, l’impossibilità di salutare, o di fare pace con, chi ci ha lasciati senza preavviso o di andare avanti senza le persone che abbiamo perso.

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