Gestire le distanze

Da quando è arrivato il COVID, la pandemia e la OMS ha detto che dobbiamo mantenere le distanze, molti hanno iniziato a fare attenzione a questo aspetto, alla distanza fisica tra le persone, ma nell’ambito del coaching la distanza è un’argomento molto complesso.

Se parliamo di distanza fisica possiamo parlare di prossemica, che è la parte della psicologia che parla della percezione dello spazio che c’è fra una persona e l’altra, fra gruppi o comunità, e i comportamenti che derivano da questa.

Secondo l’antropologo Edwars T. Hall che ha approfondito l’argomento  negli anni 60′, c’è uno spazio intimo, in cui possono entrare solo le persone con cui abbiamo molta confidenza, sarebbe la distanza al di sotto della lunghezza del braccio. E uno spazio personale, che è quello che consideriamo nostro, quello in cui la nostra parte animale sta attenta ai pericoli, sarebbe la distanza fino al doppio della lunghezza del braccio. Poi ci sono quello sociale, fino a tre metri e mezzo, e quello pubblico che è quello oltre i tre metri e mezzo.

Tutti abbiamo questi quattro tipi di spazi anche se la loro dimensione non sarà uguale per tutti, prima di tutto perchè dipende molto anche della cultura, ma anche dallo stato della personalità in cui ci troviamo. I bambini e i genitori hanno degli spazi intimi e personali più piccoli , i primi perchè hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro e i secondi perchè sono pronti a prendersi cura degli altri, e gli adulti più grandi.

Prima della pandemia in molti casi eravamo obbligati ad accettare persone nel nostro spazio personale e persino intimo, in code, nel trasposrto pubblico, e in altri luoghi o posti in cui non c’era nessun rispetto del nostro spazio e

Una delle poche cose buone di questo momento è che, in un certo modo, sta diventando normale rispettare lo spazio altrui e anche pretendere che venga rispettato il nostro, infatti il problema era che in molti casi eravamo obbligati ad accettare persone nel nostro spazio intimo e questo ci metteva a disagio ma, essendo una regola dell’uomo non potevamo metterla in discussione senza diventare associali.

La buona notizia è che in questo momento questo sta cambiando e, anche se credo sia per i motivi sbagliati, possiamo sfruttarlo, infatti, il mio solito invito possitivo, oggi è proprio a osservare i nostri spazi, chi ci entra e perchè, e a comprendere l’effetto che questo ha su di noi, e a responsabilizzarci delle nostre emozioni cercando di rispettare e fare rispettare le nostre distanze quando l’effetto è negativo. Che ne dite? Vi va?

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Per assurdo, meno ti soffermi sull’obiettivo finale e più presto ci arriverai. Se tieni un occhio sempre fisso sulla destinazione, te ne rimane solamente uno per guidarti lungo il viaggio.

 

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