correggere la rotta

03 Jan 22

Dicono che c’era una volta un giovane che salpò una sera dal porto con una piccola barca a vela per navigare per un paio d’ore, la barca era di suo zio e non sapeva navigare bene ma non pensava di allontanarsi molto dalla riva. Ma all’improvviso lo sorprese una forte tormenta che lo portò al largo senza alcun controllo.

Quando il vento si calmò, il ragazzo uscì dal suo rifugio e ispezionò il veliero da prua a poppa. La nave è tutta intera, perciò il ragazzo sorrise e si preparò per tornare in porto, ma l’unica cosa che vedeva da ogni lato era il mare. Si rendeva conto che la tormenta lo aveva portato lontano dalla costa e che si era perso. Non sapeva usare gli  strumenti per orientarsi né la radio perciò era molto spaventato e, come molte persone nelle situazioni disperate, si ricordò di essere credente.

Piangendo chiese: «Dio mio, aiutami, mi sono perso» e, anche se sembra inverosimile, accadde un miracolo, il cielo si aprì, un cerchio diafano apparì fra le nubi, un raggio di sole illuminò la nave – come nei film – e si sentì una voce profonda che diceva: «Che ti succede, figlio mio?». Il ragazzo si inginocchiò dinanzi al miracolo e implorò: «Illuminami, Signore. Dove sono?».

In quel momento, la voce, rispondendo alla disperata preghiera, disse: «Sei a trentotto gradi di latitudine sud, ventinove gradi di longitudine est». E il ragazzo rispose «Grazie, Signore, grazie…» ma, mentre il cielo cominciava a chiudersi si accorse che non gli bastava sapere dove si trovava non era sufficiente per ritrovare la propria strada.

Il cielo si riaprì e la voce disse: «Cos’altro ti serve?» e il ragazzo disse «Anche se adesso so dove sono, quello che vorrei sapere è dove devo andare, qual è la mia meta.» e la voce rispose «questo è facile, devi tornare al porto da cui sei partito.» E mentre il cielo cominciava a chiudersi di nuovo, il ragazzo protestò: «No, no… ciò di cui ho bisogno è sapere qual è la strada per andare da qui a lì… La strada, per favore, Signore, mostrami la strada…»

E continuò a piangere. In quel preciso istante, cadde dal cielo un pezzo di pergamena legata con un fiocco. Il ragazzo lo sciolse e vide che si trattava di una carta geografica. Più o meno al centro c’era un puntino rosso che si accendeva e si spegneva e diceva: «Voi siete qui», in basso a destra c’era un altro puntino azzurro che diceva: «Porto» e poi indicava la strada con un colore fucsia fluorescente; ovviamente è il percorso da seguire per arrivare a destinazione.

Il ragazzo non si sentiva molto meglio, era ancora perso, il cielo si era chiuso e lui aveva ancora una domanda, aveva bisogno di sapere la direzione. Aveva bisogno di sapere verso dove doveva iniziare a muoversi, poi ebbe un’idea, iniziò a muoversi per contrastarla, vide che il punto si spostava, si era allontanato ma finalmente rise, anche il puntino si era spostato e adesso poteva correggere la rotta.

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Dr. Wayne W. DyerDr. Wayne W. Dyeril mio sacro destino

 

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