come un pendolo

Abbiamo già parlato di appartenenza e di emancipazione emotiva, di come da bambini dobbiamo per forza rispettare e ripettere le modalità normali nella nostra famiglia ma, crescendo, possiamo scegliere se continuare, fare l’opposto o qualcosa di complettamente diverso, trovare il nostro “modo” di fare le cose.

Quando lavoro come coach e cerchiamo l’origine di un malessere, che sia di tipo fisico o psicologico, partiamo sempre dal fatto che, come diceva il mio amato Jack Sparrow, “il problema non è il problema, ma il tuo atteggiamento rispetto al problema“, quello che chiamiamo un problema non è altro che un conflitto fra la realtà e le nostre credenze.

Il primo passo è trovare questa credenza, perchè a volte è consapevole, come per esempio “il matrimonio è per sempre”, ma molte volte non lo è, anzi, spesso ho due credenze incompatibili tra loro. Ogni credenza è una soluzione che in un momento ha funzionato ma, se oggi è in conflitto con la realtà, vuol dire che non è adatta nella nostra realtà attuale.

Normalmente, quando mi accorgo che la mia credenza non funziona, ho due opzioni, insistere, o fare l’opposto, ma, se non sono abbastanza consapevole andrò da un estremo all’altro, come un pendolo, e in nessuno dei due estremi posso trovare una soluzione ottimale.

La buona notizia è che possiamo imparare a controllare questo movimento pendolare, a fermarci prima di arrivare agli estremi, a integrare le credenze che sembrano opposte, e, soprattutto, a scegliere di agire in modi diversi nelle diverse situazioni.

 Il mio invito possitivo di oggi è proprio a capire che possiamo reagire in modi diversi nelle diverse situazioni, a non attaccarci ad una soluzione, ad un atteggiamento, ad una modalità che ci sembra la migliore e a non giudicare, e non rifiutare nessuna modalità, perchè non ci sono modalità sbagliate, solo non adeguate allla situazione. Che ne dite? Vi va?

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