bene o meglio?

Normalmente, se pensiamo alla parola bene e alla parola meglio, diciamo che meglio è “più” che bene, ma non è sempre così, a volte meglio è non è “meglio” di bene.

Per esempio, quando dopo un incidente, uno spavento, una malattia, o un qualsiasi problema qualcuno ci chiede come stiamo, spesso rispondiamo con un semplice “meglio” prima di poter rispondere “bene”. Perchè il meglio è un passaggio dal “male” al “bene”.

 È un meglio relativo, che non è ancora “bene”, ma non è più “male”. É un meglio con cui ci accontentiamo, ma ci hanno insegnato a sottovalutarlo. Ci hanno insegnato che dobbiamo puntare sempre a quel meglio che è oltre il bene, e che spesso è irraggiungibile per quanto è oltre.

Ci hanno detto che tutti possiamo puntare al meglio, indipendentemente di chi siamo e dal punto da cui partiamo, ma non è vero. Per essere utile, il nostro obbiettivo deve dipendere dal posto da cui partiamo, dal nostro “male”, dalle nostre difficoltà da superare, che non sono le stesse per tutti.

Quando, l’anno scorso, all’inizio della pandemia, molti dubitavano di quelli che dicevano che sarebbe andato tutto bene, credo che sarebbe stato meglio dire “andrà tutto meglio“, in tutti e due i sensi, meglio di quel momento che potremmo considerare il più basso della storia per molti versi, e persino meglio di prima.

La buona notizia è che possiamo imparare ad usarlo come obbiettivo, come obbiettivo intermedio, per accorciare le distanze fra il male e il bene, fra una situazione che non desideriamo e quella che desideriamo. E che possiamo di conseguenza congratularci, festeggiare e ricaricarci con questi cambiamenti, per piccoli che siano.

 Il mio invito possitivo di  oggi è proprio a imparare a comprendere da dove partiamo, ad analizzare bene la nostra situazione per poter comprendere i progressi, e a sfruttarli come momenti in cui ricaricarci per sentirci meno impotenti. Che ne dite? Vi va?

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