V per vendetta (2005)

Questa settimana, voglio parlarvi di un film V per Vendetta, con Natalie Portman  e Hugo Weaving, che racconta una meravigliosa storia di speranza e disperazione ambientata in un Inghilterra del futuro despotico. Un film che è diventato un classico al punto che mi sono stupita fosse così recente. 

Diffatto, la maschera di Guy Fawkes è diventata per molti un’espressione da usare nelle proteste contro la tirannia, contro l’oppressione, contro la manipolazione dei potenti, ecc. 

Vi parlo del film perchè racconta molte storie in una e sono una più interessante dell’altra, sopra a tutte le altre c’è la storia di amore fra i protagonisti, un po’ una versione della bella e la bestia, una storia di sindrome di Stocolma, in cui lei prima lo odia e poi lo ama, quando capisce il suo dolore.

Poi c’è la storia dell’attacco terrorista che ha portato le masse a accettare (per paura) un regime completamente disumano che fa come tanti che ci sono stati nella realtà, da Hitler ai più recenti. E di come scienziati e altri hanno collaborato a crearlo mossi da motivazioni piò o meno egoistiche, più o meno consapevoli di quello che stavano facendo.

Quella della tortura “finta”, per fare comprendere le motivazioni alla ragazza, in profondità, per farla ritrovare quella forza della disperazione che normalmente ci manca.

E, infine, quella delle masse, quella dei poliziotti, quella di tutti quelli che credono quello che viene detto loro e che lo difendono a spada tratta, che ne traggano benefici o meno.

Tutta una riflessione sul potere delle parole, delle idee, degli schemi più grandi… e della possibilità di crederci o meno, in quel nostro ultimo centimetro di libertà.

Lo avete visto? Vi è piaciuto? Se no, ve lo consiglio…

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