si, ma non così

Quando le mie figlie erano più piccole ho dovuto più volte discuttere con altri adulti per il modo in cui le educavo. Una delle cose che più era difficile da capire e comprendere per gli altri è il mio “premiarle” quando riuscivano a fare qualcosa in ritardo o non esattamente come glie l’avevo chiesto.  

Viviamo in una società in cui si pretende una perfezione così “ideale” da essere spesso irragiungibile. Persino quando riusciamo a fare le cose “bene”, ci si chiede di farle “meglio”. E ci sono migliaia di aspetti in cui potremmo “migliorare“. Avremmo potuto o dovuto farlo prima, con più allegria, o persino più “convinti”. Non sarà mai abbastanza…

E questo ci rende sempre più piccoli e manipolabili, perchè impariamo che il giudizio di qualcun’altro è più importante del nostro e che ci sono sempre “regole” nascoste più importanti di quelle che conosciamo. Che quello che ci manca è più importante di quello che abbiamo.

Io voglio lavorare per un mondo diverso, in cui quello che c’è è più importante di quello che manca, in cui quando si arriva in ritardo è più importante il fatto di arrivare che il ritardo e si lavora per correggere i piccoli dettagli da migliorare, con la forza di avere fatto qualcosa di buono.

E non con il senso di colpa di avere sbagliato di nuovo. Non pensando che per molto che possiamo migliorare ci mancherà sempre qualcosa. Che c’è sempre qualcosa che non va. Perchè credo che così sprecchiamo tanto tempo ed energie.

Come dicevo, non è facile, ma ci proverò con tutte le mie energie… Cosa pensate? Siete d’accordo con questa riflessione? Aspetto i vostri commenti…

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