rinunce e sacrifici

Altre parole che si confondono spesso, come se fossero la stessa cosa, con piccole connotazioni, ma che per me sono quasi opposte sono rinuncia e sacrificio. Una rinuncia è, semplicemente, un esercizio della nostra capacità di scegliere, per stare meglio, per concentrarci su altro, per aleggerirci. Un sacrificio è più simile ad un ricatto, si fa per ottenere qualcosa, e ci appesantisce.

E non aleggeriscono o appesantiscono solo noi, ma anche tutti quelli che ci circondano. La rinuncia, a progetti, persone, sogni, desideri, ci rende più liberi, più sereni, in un mondo che ci vuole sempre stressati e pieni di pensieri, cose, preoccupazioni, colpe… La rinuncia ci rende liberi, e ci permette di concentrarci meglio in quel che rimane, e di capire a cosa vale la pena veramente.

Il sacrificio, invece, è una modalità di rinuncia speciale, per ottenere qualcosa in cambio. Non è una vera rinuncia, è più un ricatto nei confronti di qualcun’altro, che sia una persona concreta, quando le madri si sacrificano per i loro figli; un gruppo, quando si sacrifica un gruppo per il bene di un’altro, come quando si sacrificano pochi per salvare tanti, o persino Dio, quando si fanno sacrifici per ottenere qualcosa per noi o per altri.

Nei sacrifici, come dicevo, non c’è una vera rinuncia, ma piuttosto un passaggio di responsabilità. Quando io “sacrifico la mia vita perchè tu possa essere felice”, se poi tu non sei felice, tu stai facendo che il mio sacrificio sia inutile. Invece di avere io la responsabilità della mia felicità, la passo a te, senza nemmeno chiederti se sei d’accordo. Con la conseguenza che, tra l’altro, la persona per cui ci sacrifichiamo si sente anche in colpa se non riesce a “ricambiare”.

Cosa pensate? Siete d’accordo con questa riflessione? Aspetto i vostri commenti…

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