quando ero giovane

Dicono che c’era una volta un ragazzino molto intelligente, che stava antipatico a tutti. Sapeva sempre come risolvere ogni problema, e cosa era meglio per tutti. Ma troppo spesso era scorbutico e litigioso.

Era molto intelligente, riusciva a cogliere molti aspetti dei problemi e a fare calcoli con molti dati contemporaneamente. Quando gli amici avevano un problema potevano chiedergli e lui era felice di dare una mano.  Ma anche quando nessuno li aveva chiesto, era sempre pronto a correggere, a rinfacciare, a pretendere che le cose andassero nel modo in cui dovrebbero andare e per lui tutti gli altri erano pigri o stupidi, non capiva ci potessero essere altre ragioni per il loro modo di agire.

Da bambino i genitori lo scusavano con chiunque, col prete, col maestro, ma crescendo il suo mondo era diventato più grande, ad un certo punto iniziò a uscire da solo, e una sera lo portò a casa un poliziotto del quartiere perchè aveva detto al sindaco quello che molti pensavano ma nessuno diceva. I genitori non sapevano cosa fare, i suoi pensieri erano geniali, in teoria, in ogni discussione finiva per convincerli con le sue argomentazioni, ma non sempre gli altri cambiavano come avrebbe voluto. Alla fine decisero di portarlo da un anziano maestro che aveva fama di essere molto intelligente e saggio.

– So chi sei e ti rispetto, maestro, sarai d’accordo anche tu che il mondo va cambiato, puoi insegnarmi come convincere tutti loro del fatto che sbagliano?

– Posso insegnarti qualcosa di molto più utile. Come risparmiare la tua intelligenza e la tua energia e usarla meglio. Anche io ero come te, – disse l’anziano sorridendo – quando ero un ragazzino, ero intelligente e volevo cambiare il mondo, ora sono saggio e sto cambiando me stesso.

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Una risposta non merita mai un inchino: per quanto intelligente e giusta ci possa sembrare, non dobbiamo mai inchinarci a una risposta.

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