ma sarebbe meglio se…

Ieri sera, parlando con mia figlia più piccola, arrabbiata al mio ennesimo no all’ennesima richiesta di acquisto di qualcosa di assolutamente innecessario dal mio punto di vista e assolutamente importante dal suo, sono riuscita a mettere nero su bianco e a fuoco uno dei più grandi problemi della nostra società, del nostro tempo, soprattutto per i bambini e ragazzi che non hanno vissuto altri tempi. L’incapacità di godersi quello che abbiamo, sempre in cerca di qualcosa di meglio.

Nemmeno quando abbiamo faticato per ottenerlo, dovuto dedicare del tempo (come per esempio tutti gli anni dedicati a prenderci una laurea), dovuto risparmiare dei soldi (per esempio per comprare una casa o una macchina, o persino un cellulare nuovo), dovuto rinunciare a qualcosa (come quando ci mettiamo a dieta per dimagrire o andiamo in palestra per avere un corpo più atletico). In ognuno di questi casi, c’è sempre qualcosa di meglio, a volte anche impossibile, che ci rende impossibile goderci questo momento, dobbiamo fare un master, in fondo volevamo una casa o una macchina migliore, o il nostro corpo comunque non è quello delle modelle e i modelli delle riviste.

Il fatto è che siamo sempre alla ricerca di quel “meglio“, che spesso è un ideale che non può proprio diventare reale. E questo ci impedisce di vedere quello che già abbiamo e godercelo al massimo. Questa è una delle principali differenze fra un perfezionista e un ottimizzatore, il perfezionista ha bisogno della perfezione e non si ferma fino a raggiungerla. L’ottimizzatore accetta e si gode le situazioni come sono e cerca di migliorarle poco a poco.

Viviamo in una società molto malata, in cui gli estremi della normalità sfiorano pericolosamente quello che chiamiamo malattie mentali. Quello che fra amici definiamo “troppo perfezionista” non è tanto lontano dai veri ossessivi compulsivi. E questi ultimi non sono che una esagerazione della comune ricerca di qualcosa di meglio. È una questione di livelli di disconnessione con la capacità di vivere e sentire piacere anche se la realtà è quella che è.

La buona notizia è che possiamo allenarci a vivere la realtà com’è, a goderci quello che abbiamo, quello che sentiamo, persino la nostra capacità di stare male, goderci che possiamo entrare ed uscire dalla tristezza o dalla rabbia… che abbiamo delle cose che molti non sognano nemmeno, e trovare una visione più serena del mondo.

 

 

 

Può sembrare difficile, ma possiamo provare, che ne dite?

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Dr. Wayne W. DyerDr. Wayne W. Dyeril mio sacro destino

 

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