l’uomo e la corrente

Dicono che un giorno, un ragazzo e suo nonno camminavano vicino ad un fiume quando videro un cagnolino caduto nell’acqua, il povero piangeva ed abbaiava disperato, non sapeva nuotare, sentiva la corrente che lo trascinava su e giù e riusciva a stento a  respirare. L’anziano si aggrappò ad un ramo per riprenderlo, riuscì nell’intento ma, appena riposto l’animale a terra, quando stava per tornare sui suoi passi, il ramo si spezzò e cadde nel acqua da cui aveva salvato il piccolo.

Il giovane lo seguiva con lo sguardo mentre si avvicinava pericolosamente ad una cascata. Anche altri si accostarono al giovane sulla sponda del fiume temendo per la vita dell’uomo, ma egli miracolosamente riemerse vivo ed illeso ai piedi della cascata. La gente sorpresa gli chiese come fosse riuscito a sopravvivere.

— Nonno, — disse il giovane — come hai fatto? Ti davamo per perso, come sei riuscito a uscire illeso?

— Ho adattato me stesso all’acqua e non l’acqua a me. Senza pensare ho permesso al mio corpo di essere modellato dalla corrente. Tuffandomi nei vortici, ne sono venuto fuori. Così sono sopravvissuto.

— Sei stato un grande… ti guardavamo e ci chiedevamo come fossi riuscito a non fare nulla, a non lottare? Io sarei impazzito!

— Nulla? Non ho detto di non aver fatto nulla. Ho detto che non ho opposto resistenza al fiume, ma ho dovuto lottare con tutte le mie forze i miei pensieri che volevano irrigidirmi. Ho dovuto superare il pensiero “l’acqua è troppo fredda, morirari”, poi, quello “la cascata è troppo pericolosa, morirai”, e poi ancora “non è giusto che per salvare un cagnolino tu debba morire, sei un gran cretino, fai qualcosa!”

Il ragazzo lo ascoltava immaginandosi nella stessa situazione, credeva che non sarebbe riuscito a superare una situazione così difficile…

— E non solo una volta, non solo all’inizio, la lotta è durata tutto il tempo che sono stato in acqua, costantemente, i pensieri continuavano a martellarmi e so che ci proveranno ancora, ma continuero ad impedire loro di bloccarmi perchè mi avrebbero ucciso.

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Dr. Wayne W. DyerDr. Wayne W. DyerLe tue zone erronee

 

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