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Ieri, all’incontro di facciamo pace, come previsto, abbiamo parlato delle proiezioni, di cosa sono, anche con l’aiuto di google, di come funzionano, di come ci fregano e di come possiamo diffenderci perchè non ci rovinino la vita.

Siamo partiti da come si formano, ovvero, cosa proiettiamo. La definizione dice che proiettiamo qualcosa di noi, e molti pensano che vuol dire che proiettiamo “i nostri diffetti”. Ma è molto più complesso. Proiettiamo quello che crediamo, le nostre esperienze pregresse, le nostre paure, le nostre frustrazioni…

Il problema, o la ragione per cui ne abbiamo parlato, è che credia-mo di reagire alle situazioni ma in realtà reagiamo alle letture che ci diamo di esse. E, nella lettura, c’entrano più le nostre proiezioni che le situazioni in se.

Partendo da un’analisi sbagliata, rischiamo di peggiorare la situazione, provocando quelle emozioni che in realtà prima non c’erano. L’abbiamo visto con diversi esempi, nell’amicizia, nell’amore, e nel lavoro.

Per evitare questi problemi abbiamo visto come la strategia più efficace sia quella di cercare altre informazioni, oltre alla nostra let-tura. Possiamo chiedere alle persone diretta o indirettamente. Ma la cosa più importante è che dobbiamo chiedere con della curiosità neutrale e non solo per cercare prove di quello che crediamo.

E abbiamo parlato di uno strumento, un’altro dei miei acronimi preferiti, di cui avevamo già parlato in passato, l’ARIA, partendo dal fatto che tutte le nostre letture sono più o meno inquinate dalle nostre proiezioni.

C’eravate? vi è piaciuto, fra due settimane ci vediamo di nuovo, vi aspettiamo!

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La felicità è facile, ma imparare a non essere infelici può essere arduo.

Dr. Wayne W. DyerDr. Wayne W. DyerLe tue zone erronee

 

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