la storia delle carote

Dicono che c’era una volta un professore che cercava di spiegare ai suoi allievi che dovevano fare del loro meglio, indipendentemente dalle loro circostanze. E loro continuavano a trovare scuse per non fare delle cose. La maggior parte di queste scuse si riferivano alla incertidumbre nei risultati. Al fatto che non tutto dipende da noi, almeno non nel modo in cui vorremmo.
— Non vale la pena — diceva uno, svogliato — alla fine ci sono troppe cose che non dipendono da noi, troppi fattori nell’equazione. Ogni volta che ce la mettiamo tutta con un progetto, alla fine c’è qualcosa che non va come dovrebbe e ci troviamo come prima ma con meno energie…

— È vero! — disse un compagno — Non importa quanto uno studi, s’impegni o si prepari, alla fine se sei piccolo non puoi fare niente… Forse per lei è diverso…
— O forse no. Anche lei sicuramente ha fatto delle cose che non sono andate come voleva, o non sarebbe qui! — disse uno dei ragazzini ridendo.

— È sicuramente vero che non tutto dipende da noi, — disse il maestro—  ma è anche vero che se noi non facciamo la nostra parte, nessuno la farà per noi. Se noi non facciamo del nostro meglio, se non ce la mettiamo tutta, non potremo mai lamentarci. Anche se non possiamo assicurarci che tutto vada come vogliamo, almeno la nostra parte, fatta al meglio aumenterà le probabilità di riuscita…
I ragazzi ascoltavano curiosi ma non erano ancora convinti.

— È un po’ come la storia delle carote, ricordate quel ragazzino che aveva degli occhiali spessi che lo facevano sembrare sfigato, anche se mangiava tante carote. Quando spiegai che le carote aiutavano a migliorare la vista lui disse “non è vero, io sono l’esempio che dimostra che non è vero”. Qualcuno ricorda cosa risposi io?
— Pensa se non avessi mangiato le carote! — dissero tutti all’unisono, e capirono perfettamente.

 

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