includere o escludere

Spesso, quando faccio mediazioni di coppia, in famiglia o anche al lavoro, mi trovo a proporre il linguaggio inclusivo da usare al posto di quello esclusivo, e (quasi) tutti si sorprendono di quanto potere abbia un cambiamento così piccolo. Cambiando solo qualche pronome, qualche forma verbale alla prima persona del plurale e tutto cambia.

Il fatto è che quando uso un linguaggio esclusivo rinuncio a tutte le sinergie psicologiche, e anche a quelle pratiche che ne susseguono, che può proporzionare il gruppo, come avevamo detto quando parlavamo di trovare un nemico comune. Se focalizzo sulle differenze di razza, genere, età, ecc. non posso analizzare bene i problemi, sfruttare le risorse diverse che ognuno potrebbe aggiungere al gruppo, ma nemmeno la forza che un gruppo più grande potrebbe avere. Oltre al fatto che gli esclusi… potrebbero sentirsi disperati e tornarsi contro di noi per il solo fatto di essere stati esclusi.

Vi faccio un esempio, parlando di un argomento molto polemico in questo momento, l’immigrazione. Molti dicono “Italia per gli italiani“, e “fuori gli stranieri“. Senza approfondire questo “immigranti”, senza considerare se sono gente che una volta tornata a casa è condannata a morte o a qualcosa di peggio, o che in questo paese fa un lavoro necessario e utile a tutti noi, che paga più tasse di molti italiani, ecc. Sono diversi perciò vanno esclusi.

Ma non bisogna parlare di migranti per vedere l’esclusione. Qualsiasi problema posso vederlo come un problema nostro o un problema solo mio o solo tuo. Ma la cosa grave non è che si senta il problema come appartenente a uno solo dei due, bensì che sembra che l’altro sia la causa, o l’aggravante non aiutando a risolverlo. Questo allontana. Crea un problema all’altra persona. E fa passare la voglia di aiutare quello che inizialmente aveva il problema. Se, invece, riuscissimo a coinvolgere l’altro, ad includerlo come un alleato invece che incolparlo di non aiutarci… tutto sarebbe più facile e felice.

Può sembrare difficile, ma possiamo provare, alleniamoci!

0 Comments

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cambiando il modo in cui elaborate ogni evento che via via si presenta sul vostro cammino, potrete vivere una vita felice e realizzata, priva di disordine emotivo.

Dr. Wayne W. DyerDr. Wayne W. Dyeril mio sacro destino

 

come ti racconti?

come ti racconti?

Ieri all’incontro di facciamo pace, come promesso, abbiamo iniziato a parlare delle differenze fra pensare, credere, sapere, capire, comprendere e giudicare. Tutte attività che fa la nostra mente e a cui dobbiamo imparare a riconoscere per non cadere nelle sue trappole.

fare l’amore

fare l’amore

Se chiediamo a qualsiasi adulto “normale” se fare l’amore è fra le sue attività preferite è difficile che avremo una risposta negativa. Si sa, è qualcosa di benefico per il corpo, per la mente e persino per lo spirito. Ma, quello che non tutti sanno è che si può fare l’amoremolto più spesso di quanto credono.

amore paterno

amore paterno

Dicono che c’era una volta, una direttrice che, alla riunione dei genitori della scuola, sottolineava l’importanza del sostegno che i genitori devono dare ai figli. Parlava di tempo di qualità, di fare cose insieme e di accumulare esperienze e ricordi.

Tienilo acceso (2018)

Tienilo acceso (2018)

Questa settimana voglio parlarvi di un’altro libro di linguistica di Vera Gheno: Tienilo acceso, dedicato a Internet e i social, in cui ci spiega con una semplicità meravigliosa cosa vuol dire e come gestire al meglio la nostra immagine online.