delitto e castigo

Abbiamo sempre parlato molto di perdono, e di come perdonare non voglia dire permettere che i malfatti continuino ma allontanare il malfattore senza rancore. Ma, a volte, per evitare che il malfattore continui serve un castigo. Come si coniuga il perdono con il castigo? E, soprattutto come può aiutarci il perdono a migliorare l’efficacia del castigo?

In primo luogo, dobbiamo chiederci se siamo noi la persona adatta e preposta a farlo. Per esempio, con nostro figlio, chiaramente il primo livello di castigo e di educazione dobbiamo farlo noi, ma se ci scappa di mano potrebbe finire nelle mani della giustizia se comette un vero reato. Castigare è dare limiti, è educare, non possiamo farlo con chiunque, ma solo con chi accetterà la nostra autorità per farlo.

In secondo luogo, dobbiamo comprendere l’obiettivo della punizione, che è evitare che la situazione si ripeta in futuro. Qualsiasi altro obiettivo esula da quello di cui stiamo parlando, e dimostra che non abbiamo perdonato. Una punizione deve essere scelta senza lasciare entrare le emozioni di chi sente di avere subito un torto, o perderà di efficacia.

In terzo luogo, fare attenzione alle motivazioni, non solo per questioni attenuanti, ma perchè più approfondita sarà la nostra analisi più utile sarà per provocare il cambiamento di condotta che vogliamo produrre. Se una persona ruba perchè ha fame, possiamo insistere quanto vogliamo a punirla per le ruberie ma finchè non le togliamo la fame sarà difficile che otteniamo risultati duraturi.

Per finire, c’è sempre la questione della proporzionalità, la punizione deve essere proporzionale al delitto, solo così si può ottenere l’accettazione da parte del punito il messaggio che vogliamo trasmettergli. Se la punizione è eccessiva risveglierà un drago arrabbiato e vendicatore e ci si ritorcerà contro. Se è troppo leggera, non trasmetterà l’importanza della lezione e verrà dimenticata in fretta.

Può sembrare difficile, ma possiamo provare, alleniamoci!

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