correggere i diffetti

Se mi conoscete sapete che non amo chiamarli “diffetti“, che preferisco aree di miglioramento ma, indipendentemente da come decidiamo chiamarli, oggi voglio parlare di cosa farci, una volta che li abbiamo individuati.

 Come dicevamo, la prima cosa è individuarli, ed è qualcosa che deve fare ognuno per sè. Possiamo partire da quello che ci dicono gli altri, ma solo come indizi. Non tutto quello che gli altri pensano sia un diffetto lo è per forza. A volte sono loro che proiettano su di noi le loro idee.

Se chiediamo al dizionario, ci dice che difetto è un’imperfezione fisica o morale più o meno accentuata e rilevabile dal punto di vista oggettivo o soggettivo: un d. di andatura, di pronuncia; ed è proprio qui che possiamo prendere tutti gli indizi.

Ogni volta che qualcuno ci fa notare i nostri difetti (che vede lui o lei), possiamo chiederci quanto sia soggettiva la sua segnalazione, perchè a volte quello che una persona considera un difetto, un’altra lo considera una virtù e potrebbe essere più utile cambiare compagnia.

Ma la cosa più importante è che un difetto disturba, da fastidio. Se uno cammina piano, perchè è zoppo, in una stradina stretta e piena di gente che tenta di andare va veloce, darà fastidio. Invece, in mezzo alla campagna, potrebbero nemmeno accorgersi.

La mia proposta è, soprattutto in questi giorni di buoni propositi, di chiederci prima di decidere quali difetti vogliamo “correggere“, e perchè vogliamo farlo, a chi danno fastidio, perchè danno fastidio a noi è un conto, ma se danno fastidio a qualcun’altro… forse è lui o lei che ha un problema e non noi.

Siccome il tempo e le energie sono limitati, dovremo creare la nostra gerarchia di priorità e urgenze. Che ne dite? Proviamo?!

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La felicità è facile, ma imparare a non essere infelici può essere arduo.

Dr. Wayne W. DyerDr. Wayne W. DyerLe tue zone erronee

 

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