conclusioni binarie

Q uest’estate, per una serie di circostanze, sto vivendo dei mesi, settimane, giorni, particolarmente intensi. Spesso, quando racconto qualche esperienza ai miei amici, soprattutto se coinvolge un momento speciale passato con un ragazzo, la persona che ho di fronte mi chiede “ti piace?”.

Sembra che alla fine dobbiamo sempre decidere “bianco” o “nero”, mi piaci come amico o come fidanzato, amo il mio lavoro o lo odio, sono una brava persona o ho commesso errori imperdonabili, sono la più sexy al mondo o faccio schiffo, ecc. Sembra che dobbiamo accettare di trarre solo conclusioni binarie e, chiaramente, di agire di conseguenza.

Ci sono dei rigidissimi criteri che ci dicono quello che è giusto e quello che è sbagliato, definizioni di quanto è abbastanza a cui molti non possono arrivare nemmeno con tutta una vita di sforzi. Non importa se siamo d’accordo o meno, spesso permettiamo a questi criteri di limitare la nostra vita, le nostre esperienze, le nostre scelte, le nostre possibilità.

L’altra volta che abbiamo parlato di Intelligenza Artificiale e della differenza fra il mondo reale e quello virtuale che stiamo costruendo, ci eravamo focalizzate sull’individualità. Ma c’è un’altro aspetto importante ed è la capacità di vedere le sfumature, di gestire le sfumature, le emozioni, le connotazioni, e tutto quello che non è binario.

La buona notizia è che possiamo sempre ritornare in contatto con questa nostra capacità, con la nostra sensibilità, riprenderci le sfumature, fare tornare di moda le scelte e le meno drastiche e più umane. Vi va di provare?

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Una risposta non merita mai un inchino: per quanto intelligente e giusta ci possa sembrare, non dobbiamo mai inchinarci a una risposta.

Jostein GaarderJostein GaarderC'è nessuno?

 

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