all’italiana

La settimana scorsa abbiamo ospitato tramite airbnb una donna tedesca molto simpatica che mi ha chiesto se poteva usare la cucina per farsi una pasta. Chiaramente le ho detto di si e le ho spiegato dov’erano le cose. Vi lascio immaginare il seguito.

Tutti gli italiani di casa si sono sentiti male al solo pensiero di vedere quella povera pasta messa nell’acqua fredda, lasciata gonfiare senza nemmeno guardarla. Poi si è preparata una porzione e ha lasciato una massa informe nella pentola dicendo “se volete potete mangiarne anche voi”.

Una delle cose che più mi incuriosiscono del popolo italiano è questa capacità di sentirsi allo stesso tempo il centro dell’universo per alcune cose e  i più sterofili per altre. Questo pensare che la pasta va fatta in un modo “giusto” e che in tutti gli altri paesi sbagliano.

Invece, quando in Italia si fanno le cose in modo diverso, si dice che sono fatte all’italiana. Non in modo sbagliato, ma solo in modo diverso, con originalità, con inventiva, con creatività.

Non dico che la pasta “alla tedesca” sia buona come quella fatta con cura (ammetto che quella rimasta l’ho data al cane). Quello su cui vorrei riflettere è sul fatto che vivendo in un mondo complesso e sistemico, a volte possiamo rinunciare ad alcuni aspetti per molto importanti che ci possano sembrare.

In questo caso si parla di cucina e di spirito nazionalista, ma in ogni campo della nostra vita possiamo trovare qualcuno che fa le cose in modo diverso, che pone attenzione ad altri dettagli, che ha delle sensibilità diverse e delle priorità diverse.

Vorrei invitarci a non pensare che il nostro modo sia migliore, o ancora peggio, l’unico perchè potremmo imparare qualcosa di nuovo, forse non un modo diverso di fare la pasta, ma chissà, forse qualcos’altro.

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